Intervista su Mondo Padano a LauraValenti, rieletta segretaria generale Flc Cgil Cremona

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«Primo: stabilizzare» Positivo l’accordo sul rinnovo del Ccnl Istruzione, ma c’è ancora tanto da fare: un docente italiano guadagna 32mila euro, quello tedesco 72mila

Laura Valenti è stata recentemente rieletta alla guida della FLC CGIL di Cremona. «Con grande gioia  commenta Valenti  emozione e senso di responsabilità sono stata riconfermata segretaria generale della FLC CGIL Cremona, una categoria impegnativa ma molto importante perché noi rappresentiamo le donne e gli uomini che nonostante mille difficoltà svolgono un lavoro prezioso perché rivolto agli altri».

Quali sono le priorità del prossimo mandato?
«Tante sono le sfide che ci attendono. Nella mia relazione e tra gli obiettivi del mio mandato, per prima cosa ritengo sia necessario dare certezze di tempi e regole ad un necessario processo di stabilizzazione, assicurando contratti individuali di lavoro a tempo indeterminato alle centinaia di migliaia di lavoratori precari che garantiscono il funzionamento delle Istituzioni della Conoscenza. Importante, poi, convogliare sul sistema della Conoscenza adeguate risorse finanziare, in modo da consentire ad esso un funzionamento comparabile agli standard degli altri paesi europei».

Che bilancio fa dei primi ani alla guida della categoria?
«Durante il mio primo mandato tante sono state le lotte, le battaglie che abbiamo fatto a tutti i livelli e anche nella nostra provincia e sicuramente c’è stata una prima risposta a questa azione di forza, con la firma di un accordo politico sul rinnovo del contratto collettivo nazionale. L’accordo prevede una prima sequenza contrattuale di natura economica, finalizzato a liquidare entro dicembre gli arretrati maturati nel corso del triennio di vigenza contrattuale e a corrispondere una prima tranche di aumento alle retribuzioni del personale».

Che importanza ha avuto questo accordo?
«La firma dell’accordo sull’anticipo della parte economica del contratto della scuola, è il frutto delle mobilitazioni e dell’impegno delle categorie per riconoscere il diritto al contratto dei lavoratori e delle lavoratrici di un comparto strategico per il paese come quello della istruzione, università e ricerca”. L’accordo è sicuramente molto importante perché, oltre a essere l’ultimo che mancava nel settore pubblico, rappresenta un passo avanti per adeguare le retribuzioni di una categoria che è piuttosto indietro rispetto all’Europa: ricordiamo, solo per fare un esempio, che un docente italiano di scuola media guadagna in media 32mila euro, mentre un suo collega tedesco 72mila».

Che ruolo può giocare il sindacato in questo contesto?
«Sono fermamente convinta che la nostra “missione” debba essere quella di far convergere la nostra azione sulla riaffermazione e difesa del nostro ruolo di organizzazioni in grado di essere collante contro le spinte distruttive, che minano nel profondo la coesione del corpo sociale del paese e rilanciare la grande sfida della dignità nel mondo del lavoro del prossimo futuro».

Che obiettivi vi siete posti?
«Il nostro obiettivo è difficile quanto chiaro: aiutare lavoratrici e lavoratori a percepirsi come una comunità unita non dall’odio, ma dall’impegno collettivo di ripensare un’Italia moderna, capace di dare fiducia ai giovani, di essere inclusiva, antirazzista e antifascista, dinamica e in grado di valorizzare le proprie risorse per ridare dignità a un mondo del lavoro in continuo cambiamento, ma che non può abdicare al proprio ruolo: dare la possibilità a tutti di vivere una vita dignitosa. Per questo, oggi, come FLC CGIL abbiamo l’obbligo di tutelare valori come il civismo e il rispetto dell’altro, vigilando su tutte le forme di rappresentanza democratica e opponendoci all’intolleranza verso il prossimo da tempo dilagante, valorizzando contemporaneamente il valore della competenza contro il “falso efficientismo” di natura populista, cioè quello ottenuto senza regole e controllori, con cui a volte vengono prese decisioni che nulla hanno di vantaggioso per i lavoratori e per i cittadini».

Che giudizio dà delle prime mosse del nuovo Governo?
«Siamo in una fase in cui, risulta preoccupante che un ministero come prima azione decide di cambiare la sua denominazione da pubblica istruzione a ministero dell’istruzione e del merito, e ancora più preoccupante la lettera che il Ministro dell’istruzione e del Merito Valditara ha inviato alle scuole in occasione della giornata che ricorda la caduta del Muro di Berlino (lettera che, oltre al tentativo di scardinare il dettato costituzionale sulla libertà di insegnamento mistifica anche la realtà storica)».

C’è poi il tema della Legge di Bilancio.
«Non posso non evidenziare anche che da una prima lettura del ddl di legge di bilancio 2023 per i settori della conoscenza si profila un provvedimento deludente che confermerebbe le scelte di disinvestimento fatte da tanti anni da governi di tutti i colori, in uno dei settori cardine per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.   In fine, silenzio assoluto sulle risorse del nuovo contratto 20222024: si pensa così di proseguire con l’abitudine di stanziare le risorse a triennio scaduto, sicura modalità per indebolire ulteriormente il potere di acquisto del personale del comparto. Le uniche previsioni riguardano il taglio delle autonomie scolastiche: con la modifica dei parametri per il riconoscimento di una scuola dotata di autonomia scolastica, nel giro di due anni verranno chiuse 700 presidenze. Un taglio di ben 700 dirigenti scolastici e 700 Direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga, ndr)».

Che azioni metterete in campo?
«In questa situazione non possiamo che preannunciare forti azioni di mobilitazione e la prima sarà il 16 dicembre perché è stato proclamato lo sciopero generale.  Per gli obiettivi fondamentali rientra anche il ribadire il nostro “no” a qualsiasi ipotesi di regionalizzazione della scuola e dell’istruzione, perché siamo contrari all’idea di autonomia differenziata. Pensiamo che ci siano prerogative di cittadinanza che devono essere garantite a tutti, nella loro pienezza di diritti costituzionali, a prescindere dalla regione in cui si vive: il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione. Proprio la recente crisi pandemica ci ha fatto comprendere come, in una società complessa, l’esercizio di alcuni diritti non sia indipendente dal funzionamento complessivo del sistema sociale ed economico. Infine fondamentale, per operare un vero cambiamento, è necessario rimettere in discussione l’idea che lo studente possa realizzarsi, non solo come produttore o come consumatore, ma semplicemente come persona, creatrice di libere relazioni sociali e umane».