Scuola dimenticata: Laura Valenti spiega le ragioni dello sciopero

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«I documenti di programmazione economica prevedono solo tagli. Ma nel 2021 il presidente del Consiglio Draghi aveva siglato un patto per il rilancio

Laura  Valenti, Segretaria Generale Flc Cgil Cremona, fa il punto della situazione riguardante il mondo della scuola, a partire dallo sciopero proclamato dalla stessa Flc Cgil con le altre organizzazioni sindacali lo scorso 30 maggio.

Quali sono state le motivazioni dello sciopero?

«Non c’erano tante altre strade perché con la pubblicazione del decreto sulla scuola dove il governo ancora una volta persegue la strada dell’atto unilaterale, senza nessun confronto con il mondo della scuola e con le organizzazioni sindacali e ancora una volta e dopo due anni quasi tre di pandemia, in cui la scuola si è completamente reinventata, e con una guerra purtroppo ancora in corso il mondo della scuola non viene ascoltato. Il governo decide e va dimenticando che il 20 maggio 2021 proprio il presidente del Consiglio Draghi con le organizzazioni sindacali aveva siglato un patto per la scuola che prevedeva impegni precisi per il rilancio della scuola, la valorizzazione del personale scolastico, la promozione del protagonismo di tutte le componenti del mondo della scuola. Noi abbiamo proclamato lo sciopero della scuola e sono convinta non solo che abbiamo fatto bene a farlo ma anche che dobbiamo andare avanti, e questo perché lo sciopero non è mai un fine ma un mezzo, lo sciopero è uno strumento di partecipazione democratica e purtroppo sbagliamo se pensiamo che non è più uno strumento per incidere nelle dinamiche sociali, per far crescere la nostra democrazia». 

Che problematiche avete riscontrato?

«Siamo arrivati a proclamare lo sciopero perché i documenti di programmazione economica pluriennale non prevedono investimenti, ma tagli che puntualmente il sistema subisce da decenni. Il Governo ha presentato un Decreto Legge che interviene in maniera pesante e scorretta in materie  salario e carriera  che sono, per ordinamento, esclusiva competenza del contratto, tra l’altro ricavando risorse attraverso il taglio dell’organico (circa diecimila unità di personale in tre anni) e il taglio della card docenti».

Che cosa chiedete?

«Le nostre richieste sono semplici, puntuali, legittime e soprattutto di buon senso: lo stralcio dal decreto di tutte le materie di natura contrattuale e l’avvio immediato della trattativa per il rinnovo del Contratto, scaduto da tre anni, essendo ormai già iniziato un nuovo triennio contrattuale. Si è letto che il Governo avrebbe stanziato più di due miliardi che “renderebbero ricchi” i docenti e il personale Ata. Il sottinteso sarebbe che lo sciopero non avrebbe avuto senso visto il ricco piatto stanziato dal Governo e visto che l’atto di indirizzo con l’ARAN è stato finalmente inviato E’ importante sottolineare che quei soldi sono vecchi, stanziati da ben tre leggi di bilancio (2019, 2020, 2021), che riguardano un contratto scaduto da tre anni e mezzo, che un docente senza anzianità avrà circa 60 euro lordi (50 netti) e che l’atto di indirizzo arriva fuori tempo massimo. La legge di bilancio 2022 ha stanziato qualche limitata risorsa aggiuntiva, ma non certo sufficiente a garantire aumenti adeguati per tutto il personale anche a fronte dell’aumento dell’inflazione che rischia di erodere completamente gli aumenti previsti. L’invio all’ARAN dell’Atto di indirizzo è un atto che era dovuto da tre anni». 

Che momento vive il sindacato?

«Tutto questo avviene anche in un momento in cui appena qualche mese fa, con il rinnovo delle elezioni Rsu, e con una larghissima partecipazione è stato con forza legittimato il ruolo di rappresentanza delle organizzazioni sindacali. L’analisi dei dati delle elezioni, evidenzia innanzitutto un’alta partecipazione al voto, dal 65% al 72% dei votanti in contrapposizione alla scarsa partecipazione alle elezioni politiche dove come sappiamo bene più del 50% degli elettori non va a votare».

Che giudizio dà dell’esito di queste votazioni?

«Si è confermato innanzitutto un alto momento di democrazia e partecipazione e si conferma una vittoria netta della Flc Cgil. Le lavoratrici e i lavoratori hanno riconosciuto il nostro lavoro, questo perché ci siamo opposti con fermezza al modus operandi di sindacati corporativi che tendono a frammentare l’unità dei lavoratori per accumulare un consenso costruito sulla contrapposizione, la sfiducia, l’attacco gratuito senza vere prospettive. La Flc rimane il sindacato più votato anche a livello nazionale con il 27,70% dei consensi. Credo che il risultato che ha portato la Flc di Cremona ad un percentuale del 37,16 % superando la percentuale di rappresentanza rispetto a 4 anni fa del 34.63% sia un risultato straordinario e soprattutto non scontato. Le Rsu per tutta la Cgil sono presidio di democrazia e trasparenza nei luoghi di lavoro perché lì la contrattazione rappresenta uno strumento imprescindibile per garantire i diritti fondamentali di lavoratrici e lavoratori e il risultato di queste elezioni ci consegna si una vittoria ma anche una grande responsabilità. Chiediamo inoltre l’implementazione delle risorse per la revisione e l’adeguamento dei profili Ata, l’eliminazione degli eccessi di burocrazia nel lavoro dei docenti, la restituzione della formazione di tutto il personale della scuola alla sfera di competenza dell’autonomia scolastica e del collegio docenti, la riduzione del numero di alunni per classe, modalità specifiche di reclutamento e di stabilizzazione e infine la reintegrazione dell’utilità del 2013».

Qual è la vostra posizione sull’alternanza scuola-lavoro?

«Registriamo l’ennesimo non intervento del ministro Bianchi sull’incidente che ha causato il ferimento grave di uno studente di 17 anni a Merano, impegnato nelle ore di Pcto  ex alternanza scuolalavoro. Il ministro Bianchi aveva promesso in occasione dell’ultimo incidente mortale un rapido intervento sulle disposizioni che regolano l’attuale organizzazione del Pcto. Nulla di quelle promesse è stato ad oggi mantenuto. Noi continueremo sempre a denunciare e a chiedere di modificare radicalmente le attuali norme sull’alternanza, eliminando l’obbligatorietà e la precisa quantificazione delle ore. Sono stati quasi 3 anni molto duri in cui la Flc Cgil ha lavorato per dare delle risposte e sostegno alle lavoratrici e lavoratori sul versante dell’emergenza dopo che ne è stato sottovalutato il ruolo». 

Come è la situazione della scuola dopo la pandemia?

«Noi non stavamo bene prima della pandemia: se abbiamo retto è stato possibile solo per il lavoro di tutti noi.  Ci sono state politiche sbagliate messe in campo negli ultimi vent’anni soprattutto sui settori pubblici. In nome della spending review, della razionalizzazione, di un idea di riduzione del perimetro pubblico e provare a ricostruire una dimensione diversa non è sicuramente facile ma è stato ed è un obiettivo della Cgil. Dopo tanta retorica sulla scuola pubblica il governo ha fatto una scelta molto precisa: disinvestire su tutto il personale della scuola. Invece con la pandemia è diventato chiaro a tutte e a tutti quanto la scuola sia indispensabile per il nostro presente e il nostro futuro, quant sia importante nella vita di ogni giorno per le studentesse e gli studenti, quanto siano indispensabili tutte le diverse professionalità che vivono e operano in essa. La scuola anche e soprattutto nella difficile fase che stiamo vivendo, ha rappresentato e rappresenta un pilastro essenziale per la tenuta sociale e democratica del nostro Paese considerando che questa prolungata crisi legata anche alla pandemia ha determinato delle disuguaglianze sociali importanti. Oggi abbiamo bisogno di raggiungere almeno due obiettivi fondamentali che cito velocemente. Abbiamo bisogno di rivendicare politiche che riescano ad applicare non soltanto i principi della nostra costituzione ma che riescano a porre tutto il settore della conoscenza al centro del paese: sono fermamente convinta che i saperi sono uno strumento fondamentale per dare alle persone pari opportunità.  E’ solo studiando il passato che possiamo vivere il presente e progettare il futuro e purtroppo se torno indietro a qualche mese fa mi rendo conto che la nostra società sta vivendo un cortocircuito». 

C’è poi il tema del contratto.

«E’ un altro obiettivo fondamentale quello di avere un nuovo contratto, un contratto che acquisti spazi di libertà, di partecipazione e di democrazia. Dobbiamo essere in prima linea per il lavoro, i diritti, il salario, l’uguaglianza e la giustizia sociale, che sono tutti temi che riprenderemo nella manifestazione indetta dalla Cgil il 18 giugno. Sappiamo che c’è tanta sfiducia,  ma questo paese non si cambia da solo e serve uno sforzo da parte di tutti».